23 febbraio 1422 gli Statuti del Borgo di Gabiano ottengono l’approvazione del marchese di Monferrato e signore di Gabiano

Nel 1989 il Comune di Gabiano pubblicò il testo degli Statuti del Comune risalenti al 1400 con la loro traduzione dal latino medievale curata dal prof. Luigi Calvo ordinario di latino e greco nei licei di stato e quale Gabianese conoscitore del nostro idioma.

Castello di GabianoGabiano_castello

La redazione di Nost Munfrà ha ritenuto opportuno, nello spirito di scoperta delle nostre radici far conoscere ai propri lettori le parti salienti di questi statuti. In essi infatti si trovano incardinati molti aspetti della nostra storia, del nostro linguaggio e, soprattutto, è testimoniata una tradizione particolarmente moderna e per molti versi aperta e liberale.

Come giustamente si rileva nella prefazione del curatore prof. Calvo, il rispetto delle norme in esso contenute, non viene perseguito utilizzando amputazioni o torture, assai in uso all’epoca e, solo per casi gravissimi (omicidio premeditato e incendio doloso), è prevista la pena di morte. Inoltre si rileva come sia diverso il trattamento riservato ai Gabianesi rispetto ai forestieri anche per le condanne che, salvo eccezioni, prevedono pene pecuniarie ma non la prigione. E’ chiaro che norme redatte su misura per le esigenze locali hanno consentito una risposta più adeguata alle esigenze dei paesani e molte di queste sarebbero in grado di funzionare ancora oggi a testimonianza del buon lavoro svolto all’epoca dagli estensori. Ancor più meritevoli sotto il profilo politico sono coloro che seppero ottenere per quegli Statuti l’approvazione dei Signori dell’epoca (senza nemmeno guerreggiare ma… comprandoli!) se si pensa in che epoca di poteri dispotici e assoluti vennero ottenuti.

statuti_gabiano

Questi Statuti riflettono quindi l’identità di una comunità per niente dedita alla sopraffazione, molto attenta al denaro: le pene pecuniarie erano infatti più che sufficienti a far rispettare le leggi e si poteva essere imprigionati solo per insolvenza.

Pragmaticamente le proprie regole di libertà scritte nello Statuto questi monferrini preferirono comprarle anziché conquistarle con sanguinose e incerte guerre. Al guerreggiare tuttavia non si sottraevano per motivazioni più prosaiche e concrete come il possesso della terra: numerosi infatti furono gli scontri che Gabianesi e Cantavennesi in particolare combatterono (1287) per – l’isola – dell’Oliveto rimasta al di là del Po che aveva cambiato il suo alveo e contesa a Palazzolo e al convento della Rocca delle Donne ed analogamente per le Giare contese da Fontanetto.

Le prigioni venivano riservate per quegli stranieri che evidentemente scambiando l’indole pacifica e lavoratrice dei locali per dabbenaggine cercava di approfittarne. Gli abitanti di queste contrade dovevano essere anche tenaci se si pensa che ci vollero due secoli per arrivare alla prima stesura degli statuti. Era comunque una comunità che sapeva esprimere una classe politica capace di dar loro benessere e prosperità barcamenandosi negli incerti eventi della grande storia medievale ricca di invasioni, saccheggi, pestilenze e che comunque ha saputo convivere con invasori Goti, Longobardi, Franchi, facendo alla fine prevalere, pur con mediazioni la propria cultura.

Gli Statuti di Gabiano del 1422 segnano la conclusione di un processo di rielaborazione iniziato nel momento della costituzione del Comune, presumibilmente nella prima metà del sec. XIII, quando gli uomini del luogo coalizzati strapparono o meglio comprarono dal Signore la Carta di franchigia, nucleo di uno Statuto che nel corso di circa due secoli andò formandosi per aggregazione di nuovi Capitoli, man mano che le necessità lo richiedevano.

Nel 1421, quando il feudo di Gabiano si rese vacante per la rinuncia della nobile famiglia dei “dei Gabiano”, gli uomini sotto l’incalzare di indefinite pretese avanzate dal marchese Giovanni Giacomo decidono la definitiva codificazione dei Capitoli statutari, affidando ad un giurista l’incarico di aggiornarli e riordinarli, e di questa nuova normativa ottengono l’approvazione marchionale il 23 Febbraio 1422. La raccolta quattrocentesca, riprodotta nel 1989 nel suo esemplare del sec. XVII e tradotta in lingua italiana, non fu dunque la prima in ordine di tempo, ma disgraziatamente è l’unica che ci è dato di conoscere a causa della scomparsa dei corpi anteriori.

Altrettanto sfortunata è la vicenda del manoscritto degli Statuti, il quale custodito nella casa comunale fu sottratto o incendiato durante l’espugnazione di Gabiano da parte delle truppe sabaude in quel tragico 1628 di manzoniana memoria, quando il Monferrato divenne un campo di battaglia tra Francesi, Spagnoli e Savoia per la successione del Ducato. Tuttavia la prassi di conservarne una copia nell’archivio statale permise agli amministratori di Gabiano di farne trascrivere nel 1643 un esemplare, che è quello attualmente in dotazione al Comune.

Un secondo si trova a Genova nella biblioteca privata Durazzo Giustiniani. Si tratta di una copia semplice della fine del sec. XVII da una copia autentica del 1585. Il testo degli Statuti ricalca il manoscritto di Gabiano, mentre l’appendice già ricca di nuovi documenti di conferma riporta l’interessante strumento di accordo tra Comune e Marchese del 5 Novembre 1421, specchio della critica situazione in cui versava il feudo di Gabiano quell’anno e prodromo della riformazione statutaria.

Il volume dell’archivio di Gabiano è composto di tre fascicoli cartacei di cm. 21×26 per complessive 144 pagine, di cui 13 bianche. La copertina è in pergamena senza titolo impuntita da 4 legacci monchi di canapa; la scrittura è di genere umanistico corsiva. A differenza della legge lo statuto è un ordinamento particolare valido limitatamente al luogo e all’ente a cui è destinato e ad un periodo di tempo circoscritto.

Esso è frutto di un patto tra uomini del luogo, convalidato da un mutuo giuramento. Quantunque la sua funzione, complementare rispetto alla legislazione marchionale e universale, sia quella di integrarla, possono però inserirvi disposizioni che derogano ad essa, come il cap. 99 di questi Statuti. Una posizione, particolare la occupa il Capitolo 1, pur privo del testo che compare in molti altri Stati monferrini, di solenne impegno di fedeltà al Comune prestato dai cittadini nelle mani dei propri amministratori, esso ci riporta tuttavia l’elemento costitutivo degli Statuti, il cosiddetto breve. Consiste nella formula del giuramento proferito dai magistrati di difendere i diritti comunali.

Seguono altre, analoghe attestazioni rilasciate, dagli ufficiali minori. Metro importante per misurare il grado d’autonomia raggiunto dal Comune il breve, includendo nel suo rituale un supplemento di giuramento con cui i reggitori riconoscono il dominio feudale del Signore, ci induce a collocare i nostri statuti tra i cosiddetti largiti. Sono quelli che il Comune si è dato in onore del Signore cioè con il consenso del feudatario.

Contraddistinti da una limitata giurisdizione, la loro approvazione deve essere rinnovata ogni qualvolta nel Marchesato succede un nuovo Signore. Si veda a questo proposito il diploma secentesco di conferma in appendice alla raccolta; altri del sec. XV sono allegati al volume in possesso della famiglia Cattaneo Giustiniani.

Si tratta dunque di Statuti, quelli di Gabiano non molto evoluti sul piano della legislazione, che testimoniano di un Comune saldamente incorporato, sia pure con i suoi privilegi, nel marchesato feudale di Monferrato. L’esemplare del 1643 con la sua letterale trascrizione di norme vecchie di più di due secoli, fa fede di un clima di grande immobilità legislativa e politica per Gabiano. I Bandi Campestri del 1739 dell’archivio storico comunale, con pochi adattamenti, non fanno altro che trasferire in lingua italiana le disposizioni già contenute negli Statuti quattrocenteschi.

A differenza dei primi invasori Goti, le popolazioni Longobarde e Franche, scese in Italia, si rifiutarono di regolare la loro vita civile secondo il diritto romano vigente nelle terre conquistate e mantennero ciascuna l’ordinamento giuridico proprio delle nazioni da cui provenivano, senza per questo imporlo agli antichi abitatori. Si ebbero così in uso contemporaneamente tre diverse leggi fondamentali, la romana, la gotica e la salica.

Tale coesistenza a seguito dell’integrazione razziale degli immigrati germanici in Monferrato andò affievolendosi dopo il mille fino alla rinuncia alle leggi barbariche e all’adozione del solo diritto romano da parte della famiglia marchionale verso la fine del sec. XII in concomitanza con il fiorire del suo Marchesato. Ma la rinascita del diritto giustinianeo si afferma soprattutto nel sec. XV, pervadendo oltre che il diritto comune anche gli Statuti dell’epoca, tra i quali i nostri. Tuttavia tracce, particolarmente del diritto longobardico, sono visibili in alcune loro norme.

La capacità giuridica delle donne, limitata secondo i Germani rispetto a quella dell’uomo, affiora, nei Capitoli 67,123, 124 la scarsa considerazione dei forestieri, che nel Comune straniero non godono dei medesimi diritti degli altri abitanti, emerge dai Capitoli 68, 69, 102, 139. Il concetto di vendetta, che informa quasi tutto il diritto penale dei popoli nordici, risulta evidente nel divieto di interporre appello alle sentenze penali.

Tuttavia le sanzioni predisposte dagli Statuti di Gabiano non prevedono mutilazioni o torture, ricorrenti invece in altri Statuti anche contemporanei o posteriori, come quelli di Casale e di Pontestura. Le punizioni sono unicamente pecuniarie e la condanna a morte è limitata ai delitti di omicidio premeditato e di incendio doloso.

Non vengono comminati né carcere ristretto ai forestieri e agli insolventi, né bandi. La redazione statutaria del 1422 eseguita con metodo sistematico espone tutta la materia legislativa suddivisa con sufficiente ordine e coerenza. Al breve del primo capitolo di grande interesse oltre che per la qualità degli Statuti, cui si è accennato, anche per le fonti del diritto così specificate, seguono le norme del diritto pubblico e amministrativo penale. Vengono poi quelle diritto processuale. Chiudono i Capitoli che riguardano il diritto penale.

In appendice il manoscritto secentesco riporta alcuni documenti contemporanei, e cioè un diploma di conferma degli Statuti da parte del duca Carlo I e atti burocratici inerenti alla concessione di nuove copie autentiche.

La lingua è quella latina medievale, spesso imbarbarita nel lessico dagli apporti delle lingue germaniche e talora contorta nella sintassi per influsso del tardo latino. Tuttavia la forma dei nostri Statuti, più ancora che di altri, manifesta una tendenza restauratrice: la struttura sintattica è sufficientemente trasparente e i neologismi affiancati da analoghi termini classici, come gergus seu fovea, murilegus seu gatus, cambium et permutatio; ecc. Evidentemente il contributo degli esperti alla revisione della redazione degli Statuti, cui si è accennato, si era esteso anche alla lingua.

Inoltre essa non va esente da preziosismi umanistici, quali i grecismi murilegus già citato, terrigena, o vocaboli classici prevalenti su sinonimi medievali: es. nemus sostitutivo di boscus, sacramentum invece di iuramentum, pedisequa per serva. Giunge infine ad esibire un fantasmagorico componimento di vocaboli eterogenici: mattones (medievale dal francese), lapides (classico), sabulum (classico parlato); lignamina (medievale dal classico).

Fortunatamente il frego del purista umanistico non ha osato cancellare quei vocaboli e quelle locuzioni che appartengono al ceppo del nostro idioma locale. Pur rimandando questo aspetto al Glossario latino, non si possono tacere due fenomeni generali comuni al linguaggio degli Statuti e al dialetto attuale: il frequente ricorso al prefisso intensivo a- (es. arrancare, aborlata, apulmonatura insieme a polmonatura) e la prevalenza della vocale fondamentale a su quella aperta e (es. santerium, per senterium; trantonerius per trentonerius, manaries per maneries; dismantire per dismentire o sulla vocale chiusa i (es. fortalicium per fortilicium).

Riportiamo di seguito alcuni articoli degli statuti di Gabiano, segnalati un po’ perché all’apparenza strani, anche se avevano un preciso scopo di cui parleremo diffusamente nel prossimo numero, oppure perché ci spiegano come allora si erano affrontati certi problemi sociali e ambientali.

statuto1

Denuncia al castellano dei minori privi di tutore o curatore

Ancora si è deciso e disposto che i Consoli e il Clavario del Comune siano tenuti ad una scrupolosa indagine su tutti e singoli i bambini e le bambine nonché i pazzi e gli infermi di mente esistenti nel capoluogo e nel territorio all’epoca del loro mandato, che siano privi di tutore o curatore, e alla notifica al castellano o al suo luogotenente entro tre giorni dalla conclusione dell’indagine, affinché voglia adeguatamente provvedere ad un loro tutore o curatore. Il Castellano poi o un altro magistrato come sopra investito della questione dovrà entro un mese dal giorno che ha ricevuto la denunzia ricercare in tutti i modi e con efficacia dette persone e, qualora non abbiano consistenza di giudizio, provvederle di tutori o curatori idonei obbligando, secondo la priorità prevista dagli ordinamenti giuridici, i parenti da parte di padre, i consanguinei e gli affini di quei minori che riterrà essere in causa, ad assumersi la loro tutela e cura, a difendere le loro persone, interessi ed averi, a stendere un inventario dei loro beni e a rendere debito conto delle sostanze amministrate con l’integrale dichiarazione delle rimanenze e secondo le disposizioni del Diritto.

Obbligo di aiutare per un giorno a proprie spese chi intenda costruire a Gabiano

Inoltre si è deciso e disposto che tutte e singole le persone di Gabiano e del suo territorio, le quali sono qui attualmente o in futuro residenti, siano tenute e debbano, se richieste tanto da uno che sia originario di Gabiano quanto da uno che vi dimori e intenda costruirsi una casa o nella Villa o nel ricetto fortificato o negli Airali, mettersi a disposizione per qualsiasi genere di abitazione. Precisamente chi dispone di buoi o di un barroccio vada a trasportare mattoni, ghiaia, sabbia, legname e altro materiale utile, come richiederà il costruttore, per una giornata intera a proprie spese. Chi non possiede buoi, né carro agricolo vada personalmente ad aiutare e a lavorare a proprie spese per una giornata intera senza distinzione e in quello stesso giorno che sia stato invitato o dal costruttore o da un suo incaricato, purché sia un bovaro o un lavoratore di tutto il podere. Se qualcuno poi benché avvisato si rifiuterà, vi sia fermamente costretto dai Consoli, con l’imposizione di pene, pignoramenti e qualsiasi altro mezzo, infliggendogli tramite il Nunzio multe, ammende e coartazioni a volontà, senza tregua, finché non abbia adempiuto a quanto disposto in questo Capitolo.

Divieto di lavorare nei giorni festivi

parimenti si è deciso e disposto che nessuna persona di qualsiasi condizione osi o presuma in alcun modo di lavorare o far lavorare nel capoluogo e nei territorio comunale durante le seguenti festività: Natale, Pasqua di Resurrezione e Pentecoste di Nostro Signor Gesù Cristo e nei due giorni seguenti a queste solennità, nelle feste della gloriosa Vergine Maria sua Madre, nelle ricorrenze dei dodici Apostoli, nei giorni di Domenica e in quelli festivi dichiarati di precetto dalla Santa Chiesa di Dio, nella festa di S. Eusebio, Vescovo di Vercelli, nostro patrono, nella festa di S. Sebastiano e nella ricorrenza di quei Santi di cui esiste una Chiesa o Cappella nell’abitato e nel podere di Gabiano. La multa è fissata in soldi dieci per ogni contravventore ogni volta, sospesa nei casi di fieno o di messi falciate e lasciate ad essiccare in campagna nell’imminenza di pioggia, e nel periodo della fermentazione del mosto nei tini.

Valutazioni eseguite dagli Estimatori comunali e loro compenso

Si è ancora deciso e disposto che qualunque perizia da eseguire in avvenire nel capoluogo di Gabiano e nel suo territorio, tanto per danni arrecati ai possessi e ai beni di Uomini di Gabiano e semplici abitanti, quanto per debiti pubblici e privati o altro e sia per mobili che immobili e anche per qualunque bene requisito al fine di soddisfare un debito, si debba espletare tramite gli Estimatori pubblici del Comune a ciò deputati. Il Castellano o i Consoli o altro magistrato in carica a Gabiano è tenuto e deve, ogni qual volta ne sia richiesto dall’interessato, assegnare o fare assegnare nei mandati agli Estimatori… . Essi dovranno recarsi a constatare i danni cagionati, le località e i mobili e gli immobili, stimare con accuratezza e scrupolo i beni che competono loro in ragione dell’ufficio e, quando fosse il caso, provvedere alla consegna degli averi in pagamento al creditore, sulla cui istanza furono valutati, secondo le modalità del Capitolo intitolato – Rimessa di beni da parte del debitore -. Queste stime e queste cessioni a compensazione di debiti insoluti eseguite dagli Estimatori predetti abbiano senz’altro valore e vigore e siano mandate ad effetto come eseguite bene, secondo legge e coscienza, né sia data possibilità di revocarle o di violarle. Per ciascuna perizia da loro portata a termine circa beni di valore non superiore a fiorini quattro gli Estimatori avranno diritto a denari sei per ogni lira di valore dei beni valutati, mentre al di sopra di tale somma pretenderanno denari quattro indipendentemente dalla quantità. Un terzo di tutto spetta al Comune. Le stime vanno poi riferite e notificate dagli Estimatori al Clavario o Notaio del Comune entro tre giorni dal sopralluogo e trascritte nel libro del Comune, in modo che si possano in qualsiasi momento reperire, mentre una copia verrà consegnata all’interessato, pena soldi cinque di ammenda per l’Estimatore e altrettanto per il Notaio, nonché la loro invalidità e l’illeceità di procedere alla loro esecuzione.

Divieto di lavare vicino a pozzi o sorgenti

Si è ugualmente deciso e disposto che nessuno osi lavare o far lavare panni, tele o anche attrezzi agricoli o qualsiasi oggetto sporco vicino ad un pozzo o una sorgente esistenti su tutto il podere di Gabiano e in uso ai suoi Uomini, se non alla distanza minima di tre trabucchi, pena soldi cinque ciascuno ogni volta. Chi è in età di farlo è autorizzato a denunziare i trasgressori e verrà compensato con un terzo dell’ammenda.

Pozzi e sorgenti

Ancora si è deciso e disposto che chiunque, tanto originario di Gabiano quanto ivi domiciliato, in possesso di un terreno, ovunque esso si trovi nell’ambito del territorio comunale, da cui scaturisce acqua sorgiva, sia tenuto e debba lasciarla nel suo alveo senza deviarla, né possa disporne a piacimento come propria, ma dal momento che Dio ha concesso tale dono mantenerla libera e accessibile a tutti e singoli i Gabianesi, sia originari sia domiciliati, che vogliano fruirne, riservandole tutt’attorno uno spazio di un trabucco e dotandola di una strada d’accesso e recesso larga altrettanto. Per la cessione di questo terreno circostante e per l’apertura della strada i Consoli sono tenuti ad accordare al possessore del fondo un corrispettivo e integrale risarcimento in conto del Comune, dopo l’accertamento eseguito dagli stimatori comunali. Ancora a spese del Comune i Consoli sono tenuti a far recingere le sorgenti con un muricciolo a debita altezza. Se poi il possessore del terreno o uno della famiglia, quantunque abbia ritirato l’indennizzo, impedisse a qualcuno di Gabiano o abitante di attingervi acqua, sia multato di soldi venti ciascuno e ogni volta, se accusato.

Messa in bando di orti, vigne, filari e colture di zafferano per tutto l’anno

Si è ancora deciso e disposto che tutti gli orti, le vigne, i filari di viti e le colture di zafferano situati nel territorio e nel podere di Gabiano siano tenuti in bando per tutto l’anno, in modo che nessuna persona di età superiore ai dieci anni osi o presuma di tagliare, spezzare o guastare, impossessarsi ed asportarvi alcunché in nessun periodo dell’anno. Il trasgressore di multa paghi soldi cinque se di giorno e di notte il doppio, e un’ammenda maggiorata se il danno fosse più grave.

Obbligo di piantare aglio

Si è pure deciso e disposto che tutte e singole le persone originarie di Gabiano e gli altri abitanti, cioè i capifamiglia i quali sul Registro delle imposte di Gabiano a ruolo sono censiti da tre lire in giù, siano tenuti e debbano interrare ogni anno entro la metà di Maggio centouna pianta di aglio, sotto pena di soldi cinque ciascuno per chi non ha ottemperato a questa norma e viene scoperto e denunciato. Quelli che sono censiti da tre lire in su sono tenuti a piantarne almeno centodue entra tale data e sotto la medesima pena. Qualora uno sottragga aglio ad un altro o lo asporti e ne sia denunciato, se di giorno incorra in una multa di soldi cinque e altrettanto di ammenda, maggiorata se il danno è più grave, se di notte in una multa di soldi venti e altrettanto di ammenda, aumentata se il danno è più consistente. Qualsiasi uomo di buona reputazione può accusare i trasgressori: gli sarà creduto su giuramento e otterrà un terzo della multa.

Obbligo di piantare canne e salici

Inoltre si è deciso e disposto che tutti i possessori di vigne o filari nel territorio di Gabiano debbano e siano tenuti a piantare o far piantare nei loro terreni dove meglio credono, specificamente quelli che sul Registro delle imposte a ruolo sono censiti da tre lire in su sei tavole di canne e quaranta alberelli di salice, mentre quelli censiti al di sotto di questo limite soltanto tre tavole di canne e venti piantine di salice, il tutto entro i prossimi due anni, sotto pena di soldi cinque ciascuno, ogni volta che richiesti di dichiararle ai Consoli non lo faranno.

Procedimento contro i forestieri imputati di danneggiamento

Si è ancora deciso e disposto che, se dei forestieri saranno denunciati tanto dai Campari quanto da qualsiasi altra persona di aver arrecato danno o provocato guasti a beni o fondi esistenti nel territorio e podere di Gabiano, sia con animali che senza, il Castellano sia tenuto a scrivere e ad inviare all’Ufficiale della località in cui risiede il forestiero richiesta di estradizione dell’accusato a Gabiano per soddisfare la multa e l’ammenda al Clavario del Comune per il danno arrecato e, se vorrà, per difendersi a termini di legge entro sei giorni dalla data della lettera di convocazione. Se l’Ufficiale si sarà rifiutato o l’imputato non sarà comparso a pagare o non avrà sostenuto entro il termine stabilito la propria legittima difesa per cui teoricamente potrebbe essere assolto, il Castellano e qualsivoglia magistrato di Gabiano su istanza del Clavario del Comune, o perché non hanno sottomano l’imputato o perché non dispongono di suoi beni nei possedimenti e nel territorio di Gabiano, sono tenuti a trattenere e a requisire averi appartenenti agli Uomini, originari di quella località in cui ha la residenza l’imputato, che si trovino nel territorio del Comune e a farli confiscare per ricavarne una somma di denaro sufficiente a saldare la multa e il risarcimento del danno arrecato. Nonostante qualsiasi statuto, capitolo o consuetudine passati o futuri contrari.

 

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