Personaggi: Riccardo Gualino e Cesarina vite vissute intensamente

All’inizio del secolo il dott. Giuseppe Giorcelli, scriveva: “Il viaggiatore che nei tempi nostri visita il circondario di Alba, di Acqui e di Casale, che insieme formano il Ducato di Monferrato, in ogni villaggio che incontra trova dei ricordi dell’antica dominazione feudale. Infatti in alcuni, e questo è caso raro, esiste ancora il Castello ben conservato, in molti rimangono solo dei ruderi, ed in altri poi tutto è scomparso, ma si legge sui muri la iscrizione di Piazza Castello o Via al Castello, che ricorda al viaggiatore che colà un tempo esisteva un castello e padroneggiava un feudatario”.

Ai tempi del Giorcelli il castello di Cereseto non era ancora sorto e la parte alta dell’abitato, interamente occupata dalla palazzina dei marchesi Ricci, era circondata dalle rovine di un’antica fortificazione.

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In alto sopra il paese palazzina Ricci prima dell’edificazione del castello del Gualino

“Dell’antico castello feudale – osservava nel 1877 Giuseppe Niccolini – non resta oggi giorno pietra sopra pietra; sonvi bensì tuttavia pochi ruderi delle vecchie mura di cinta, ma là sull’alto ove prima esso torreggiava avvì ora uno spazioso, ricco e pulitissimo giardino all’inglese il quale attornia ed accarezza l’elegante palazzina della nobil Donna la Contessa Sannazzaro De Maistre”.

Il castello di Cereseto fu costruito grazie a tre uomini: l’architetto francese Eugenio Viollet Le Duc, il finanziere Riccardo Gualino e l’ingegnere casalese Vittorio Tornielli.

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Il castello di Cereseto realizzato dal Gualino

Eugenio Viollet Le Duc (1814-1879), oltre ad essere stato l’autore del famoso “Dictionnaire raisonnè de l’architecture Francaise du XI au XVI Siècle”, influenzò notevolmente sia l’800 che il ‘900 per quanto riguarda i restauri degli edifici medioevali europei ed in seguito anche in Piemonte (Borgo Medioevale Torinese – 1884). Per la costruzione del castello di Cereseto fu presa a modello la scuola francese del Viollet le Duc, quindi secondo i canoni architettonici quattrocenteschi francesi, anche se in parte venne seguito lo stile degli architetti italiani Alfredo D’Andrade e Giuseppe Nigra.

Il finanziere Riccardo Gualino

Riccardo Gualino nacque a Biella il 25 Marzo 1879, figlio di Giuseppe e di Luigia Colombino (i genitori sono sepolti ad Oropa – Bi), decimo figlio. Suo padre, piccolo industriale orafo, desiderava che Riccardo intraprendesse la carriera d’insegnante (lettere e filosofia), visto che il giovane figlio amava molto la lettura (Dumas, Ponson du Terrail, Verne, …), mentre la domestica di casa Gualino, Domenica, sognava di vedere Riccardo come parroco del paese.

Durante la sua giovinezza, il futuro finanziere trascorreva molte ore del suo tempo libero con l’amato cane Plick, un volpino che non lo abbandonava un solo minuto.

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Riccardo Gualino in un dipinto di Casorati

Terminati gli studi superiori a Biella presso il Liceo, si trasferì a Sestri Ponente. Si laureò in Legge presso l’università di Genova e nel 1901 si impiegò a Milano, presso un’importante azienda importatrice di legname di abete dalla Carinzia e dal Tirolo.

Dal 1903 il Gualino iniziò a conoscere il Monferrato e nei primi anni d’inizio secolo, fondò proprio a Casale Monferrato la ditta Riccardo Gualino & C., avente per fine l’industria e il commercio di legnami e cemento.

Nel 1905 trasformò la ditta privata in una società ed in brevissimo tempo fece costruire il grande stabilimento di Morano Po con la produzione record, per quel periodo, di 400.000 quintali annui di cemento; fu inoltre Presidente del Consorzio e del Sindacato dei Cementieri.

L’otto Settembre 1907, a Casale Monferrato, Riccardo Gualino sposò Cesarina Gurgo Salice; come testimoni Gian Battista Risso di Biella e Luigi Ottina di Quarona Sesia. All’uscita dalla chiesa dell’Addolorata, anzichè confetti, i coniugi gettavano manciate di “ventini” (i noti “quattro soldi”).

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Riccardo e Cesarina nel giorno dell’inaugurazione del Castello (foto del 1912)

Riccardo Gualino, a ventidue anni, pubblicava presso l’editore bolognese Zanichelli un volume di poesie intitolato «Domus Animae», dove ricorda Cesarina come un’estrosa fanciulla “…dal profilo greco, quale fiordaliso… Poi se i denari verranno su a palate dalle cento fonti che ora sto per far scaturire, quanti bei sogni da realizzare! Io te lo dico subito, voglio un bel castello! Un bel castello di quelli medioevali con le cinte merlate e gli spalti turriti, con le gronde protese e gli archi acuti o penduli, con gli ombrosi parchi pieni d’acque e di frescura, con le mute dei cani impazienti, coi bei puledri scalpitanti, con le sale illuminate dai vetri colorati, con gli alti soffitti a cassettoni…”.

Un anno prima del matrimonio, nel 1906, il giovane industriale così scriveva alla futura sposa: “Io sento che un giorno non molto lontano (dieci, vent’anni forse) tu sarai la suprema regina d’un nuovo reame. Non d’un reame che dagli antichi stemmi e dall’armi arrugginite toglie la gloria; ma d’un reame di popolo, di neri operai, di operosi contadini… S’io vivo tu così sarai. E nostro sarà il turrito castello che compreremo. Là, fra la pace dei faggi e un po’ di silenzio, ogni anno tempreremo le forze…”.

In “Frammenti di Vita” troviamo: “La giovinetta che sposai nel 1907, Cesarina Gurgo Salice, aveva allora diciassette anni; né cinque lustri ormai quasi interamente trascorsi modificarono sensibilmente l’esile sua figura. Mi ha fatto pensare spesso al giunco che non si schianta, neanche quando la bufera abbatte la quercia. E non è a dire che non si schianti perché si pieghi: resiste. La sua individualità è difficilmente definibile. Contenta di un nulla, è indifferente a un tutto; di spirito vivace, pronta nel percepire e nel ribattere, temibile avversaria nelle discussioni, è compagna di viaggio deliziosa. Mai ammalata, d’umore quasi perennemente ottimo, sempre disposta a mutarsi dall’oscure in sereno, afferra prontamente i lati comici della vita e ci fa su ogni volta una magnifica risata. Essa fu la compagna ideale della mia vita, e vivificò la mia giornata con la sua perenne freschezza. In seguito al mio matrimonio, i cugini Pierina e Tancredi Gurgo Salice diventarono i miei suoceri…”. Partirono poi per il viaggio di nozze diretti ad Istambul, sull’Orient Express.

Cesarina Gurgo Salice, nata a Torino (anche se alcune biografie indicano come luogo di nascita Casale Monferrato) il 3 Maggio 1890, figlia di Tancredi (allora pianista e violoncellista, ma che inizialmente lavorava nel settore della calce e dei cementi) e di Pierina Fiorio, studiò la lingua francese, la composizione musicale e la tecnica pittorica nel castello di San Giorgio Monferrato, presso il collegio delle Suore francesi della Sapienza. Di quella formazione, non provinciale, resta ancora un quaderno di accurati disegni scolastici firmati Cesarina con l’ “é” accentato alla francese.

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Cesarina Gurgo Salice in un dipinto di Casorati

Al ritorno dal loro viaggio di nozze presero alloggio in Via Guazzo, nella città di Casale Monferrato, nella casa riattata in stile gotico dall’ing. Vittorio Tornielli. Dalla coppia nacquero due figli: Listvinia (nata nel 1908) e Renato (nato nel 1912).

Nel 1908 acquistò l’antica residenza dei Ricci di Cereseto, sulla quale, nel decennio successivo, sorse l’attuale maniero. Tra il 1908 e il   1914, il Gualino si dedicò al taglio delle foreste nei Carpazi tra la Transilvania Austro-Ungarica e la Romania. Costruì un villaggio con immense segherie e la produzione di legname era talmente alta che furono costruite 20 linee ferroviarie per il trasporto dai Carpazi al porto di Galaetz, dal quale la merce partiva per tutto il mondo; l’azienda valeva molti milioni, per cui Gualino contattò, per la cessione, un gruppo finanziario inglese che ne fu entusiasta. Poiché notò analoghe possibilità di sfruttamento in terra russa, acquistò 23.000 ettari di foresta di roveri e pini a Listwin, nel Governatorato della Volinia, ed anche là creò enormi stabilimenti. A Pietroburgo, con l’appoggio del generale Ranch (aiutante di campo dello Zar), acquistò un vasto terreno chiamato Golodaj ai margini della città, vicino al mare. Là vi fece costruire nuovi fabbricati lussuosissimi, facendo nascere la “Nuova Pietroburgo” con un appoggio finanziario di 2.800.000 sterline da parte della banca inglese di Austin Chamberlain.

Ma nel primo semestre del 1914, quando il nuovo sobborgo era stato già inaugurato dallo Zar in persona ed i contratti di cessione erano quasi tutti firmati, l’amico generale gli telefonò dicendo semplicemente: “Prendi il treno che partirà fra due ore: sarà l’ultimo!”. Era infatti scoppiata la guerra. Riuscì con la moglie ad entrare in Germania, ma non potè passare in Francia; attraverso la Svizzera rientrò in Italia. I suoi capitali in Russia erano perduti per sempre.

L’otto Dicembre 1919 i coniugi si trasferirono da Casale Monferrato a Torino. Finita quindi la prima guerra mondiale, organizzò dall’America il trasporto di carbone per il governo italiano. Riccardo Gualino ebbe inoltre partecipazioni in banche francesi ed inglesi, nel Credito Italiano, in giornali, in aziende italiane fra cui la Fiat di Giovanni Agnelli di cui diventò socio e vice presidente, acquistò e potenziò importanti cantieri navali nel Texas ed a Pascagoula sul Mississipi, fondò la Snia (- Società Navigazione Italo Americana – che allora si occupava di navi e di commercio) l’Unica (industria del cioccolato) e specialmente stabilimenti per la fabbricazione della seta artificiale a Venaria Reale, a Viscosa di Pavia, a Cesano, ad Abbadia di Stura. In seguito creò la nuova ditta Snia-Viscosa, azienda specializzata nella fabbricazione della seta artificiale.

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Nel 1926 fondò a Parigi, con il banchiere Albert Oustric, la Banca Oustric attraverso la quale finanziò e risanò varie aziende nelle quali aveva immesso il suo dinamismo: industrie di tessuti, di lane, di cuoio, di linoleum, di calzature e di cementi.

Gualino riuscì a crearsi una posizione tanto solida da esser considerata nel 1925 fra le più potenti d’Europa. In quegli anni si fece costruire la grandiosa villa sulla penisola di Sestri Levante (oggi adibita ad albergo) e grandi fabbricati a Torino. Amante d’ogni forma del bello, si fece mecenate di attività artistiche, tanto da costruirsi una ricchissima pinacoteca, donata poi alla Galleria Sabauda di Torino. Finanziò spettacoli teatrali d’altissimo livello.

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Nel 1929, a causa della crisi americana che portò i sui effetti negativi anche in Europa, la banca crollò e su richiesta dello stato Francese, il Governo italiano arrestò il Gualino il 19 Gennaio 1931; il testo della comunicazione inviato a Riccardo Gualino mentre si trovava nel carcere di Torino era: “ QUESTURA DI TORINO – POLIZIA GIUDIZIARIA – Si comunica alla S.V. che il Ministero dell’Interno l’ha destinata alla colonia di Lipari per scontare cinque anni di confino di polizia, come da deliberazione della locale Commissione Provinciale in data 24 corrente – Torino, 25 Gennaio 1931”. Fu quindi confinato a Lipari ed i suoi beni vennero sequestrati, compreso ciò che possedeva a Cereseto; fu coinvolto in scandali di cui egli stesso si meravigliò. Fu sottoposto ad inchiesta di un’apposita Commissione Ministeriale avanti la quale non potè neppure difendersi, anche perché, contrariamente alla maggior parte degli industriali, non aveva tenerezze verso il fascismo. Il suo immenso patrimonio si sciolse come neve al sole. La moglie Cesarina lo seguì nel suo esilio forzato a Lipari e poi a Cava dei Tirreni; si preoccupò di arredargli le misere case da confinato con tocchi di surreale eleganza.

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Tornati dal confino e voltate le spalle a Torino, i Gualino ritrovarono il successo economico con la Rumianca, le molte iniziative parigine ed entrarono con decisione nel campo, quasi vergine per l’Italia, dell’industria cinematografica. Fondò la Lux Film, la più importante delle imprese di produzione italiane degli anni ‘40 e ‘50. Si stabilirono prima a Parigi, poi a Roma dove acquistarono e restaurarono il palazzetto medioevale di piazza in Piscinula, poi a Firenze, dove sulle colline di Arcetri costruirono una grande casa che ospitò Berenson, Venturi, Croce. Passarono le estati a Portofino, nella villa di lord Carnavon. Inoltre diedero alle stampe la traduzione di una raccolta di versi della poetessa italo-scozzese, Alexandra Mitchell. Il Gualino non si dimostrò solo un ottimo finanziere, ma anche un grande amante dell’arte: su consiglio di Lionello Venturi, mise in atto la celebre Collezione Gualino.

Come scrittore pubblicò nel 1901 una raccolta di versi intitolata “Domus animae”, nel 1931 “Frammenti di vita”, un libro di memorie che divenne la sua opera più famosa e nel 1932 il romanzo “Uragani”. A Cesarina è dedicato “Solitudine”, volume di memorie pubblicato nel 1945.

Riccardo Gualino morì a Firenze il 7 Giugno 1964, mentre Cesarina Gurgo Salice nel 1992 all’età di 102 anni (ben 28 anni dopo la morte del marito).

Claudio Bermond, docente di Economia e Commercio all’università di Torino, presentò al terzo Convegno nazionale della Società Italiana degli Storici dell’Economia (Torino 22-23 Novembre 1996) una relazione intitolata “Formazione e dissoluzione di un patrimonio industriale e finanziario nel primo trentennio del secolo XX: il trust Gualino” dove afferma che Gualino, nell’ambito della storia italiana della prima metà di questo secolo, “ha occupato una posizione indubbiamente rilevante e ciò è avvenuto in quattro principali campi: 1) Gualino diede un consistente contributo allo sviluppo industriale del nostro paese con la creazione e la gestione di alcune imprese di primaria importanza, quali la Snia Viscosa, l’Unica, l’Unione Italiana Cementi, la Rumianca e la Lux Film che, con le loro vicende più o meno felici, hanno scritto una parte rilevante della storia economica nazionale; 2) Gualino giocò un ruolo di primo attore sulla scena finanziaria italiana – e talvolta anche europea – di quegli anni, con una molteplicità di spericolate e azzardate avventure che andarono dalle operazioni forestali e immobiliari nell’Est Europeo, alla scalata delle banche italiane nel primo dopoguerra ai legami con il banchiere francese Albert Oustric (…) fino al collasso finanziario della Banca Agricola Italiana; 3) Gualino é diventato uno dei simboli dell’opposizione liberale alla dittatura mussoliniana (anche se, annota Bermond, il suo dissenso venne esternato in una lettera al Duce solo il 28 Giugno 1927, dopo che venne toccato direttamente nei suoi interessi con la rivalutazione della lira); 4) Infine, Gualino seppe tradurre il suo profondo amore per l’arte in una serie svariata di iniziative rivolte alla valorizzazione di alcuni filoni artistici, quali il teatro, la musica, la danza, le arti figurative, l’architettura, il cinema.

Riccardo Gualino fu quindi un uomo geniale, originale, innovativo, anticipatore (usò una holding domiciliata nel paradiso fiscale di St. John di Terranova) e grande.

Ma fu anche un personaggio molto spericolato e commise qualche errore di rilievo. A causa del crollo della banca francese Oustric, subì anche l’affronto del carcere in Francia.

Da Cereseto a Torino: rinasce la danza e il teatro

L’amore di Cesarina per la danza fu il motore che portò a Cereseto e poi a Torino grandi novità e addirittura alla costruzione di un teatro ancora oggi attivo. Cesarina Gurgo Salice dedicò parte della sua vita alla passione per l’arte, soprattutto per la danza.

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1912 – Festa in maschera al castello a sinistra Cesarina a destra Riccardo

Cesarina sboccerà come danzatrice dopo l’incontro con la giovane russa Bella Hutter. Figlia della ricca borghesia russa, in fuga davanti alla rivoluzione, Bella è assai più emancipata delle coetanee europee di pari censo. Salpa da Odessa, cercando la salvezza da sola, in una nave del Lloyd triestino diretta a Brindisi. Ha in tasca solo l’indirizzo torinese dei Gualino, dato da un suo zio che di Gualino è stato l’agente per Pietroburgo e la Russia. I racconti di Cesarina e di Bella convergono su quel fatidico giorno del tardo inverno 1920 quando la giovane russa, con poco bagaglio, cappellone di velluto e scarpe di stoffa suona alla porta dei Gualino.

Il suo inserimento nella famiglia e nel mondo dei Gualino è facile. Nel castello di Cereseto, la sera, anfitrioni ed ospiti improvvisano balli e recite, nei ricchi costumi che i padroni di casa hanno acquistato nei viaggi in Russia e Romania. Animatrice delle serate è l’inglese Jessie Boswell che vivrà con i Gualino per una diecina d’anni prima di entrare a far parte del gruppo dei “Sei pittori di Torino”. Bella Hutter danza in quelle occasioni, conquistando Cesarina e molte delle sue amiche grazie all’arte del movimento ritmico e plastico che sta rivoluzionando il balletto in Europa, sulla scia della scuola di Jacques Dalcroze e Mary Wingman. Insieme, Cesarina e Bella s’iscrivono al collegio ginnico del capitano Hébert, a Trouville; in questa città trovano Marcelle de Montziarly, futura direttrice d’orchestra ed appassionata danzatrice. Attraverso di lei arrivano a Clotilde e Alessandro Sakharoff, la coppia più celebrata della danza mondiale, che saranno, più volte, ospiti al castello di Cereseto. Riccardo Gualino, Guido Maria Gatti, Lionello Venturi e Gigi Chessa vengono rapidamente conquistati dal fascino di Bella e della sua danza. Saranno loro gli auspici della scuola di ginnastica e danza che Bella apre nel 1923 a Torino in Via Arsenale 14.