Populismo? La storia umana si è realizzata, nel bene e nel male, sulle suggestioni popolari che sono l’essenza del populismo

Che sulle suggestioni popolari si siano costruiti imperi, rivoluzioni, carriere politiche, piccole e grandi truffe, massacri, ideologie ed anche grandi ideali è cosa nota, tanto che la storia (anche quella della nostra vita), potrebbe essere riletta proprio sotto questa luce: un eterno scontro fra ideologie, speranze, sogni, illusioni: suggestioni appunto. La suggestione è infatti un tratto tipico di ogni persona e dell’intera umanità, una sorta di lente più o meno deformante attraverso cui si interpreta la realtà. Basta omettere untitledqualche informazione o alterarne qualcun’altra e, come per incanto, il paesaggio e le prospettive si trasformano, una situazione rosea diventa nera o viceversa. In virtù di questa visione, cambiano anche i comportamenti delle persone e delle masse che, HitlerGottMitUnsscambiando le suggestioni con la verità, si identificano con la voce di Dio, sempre chiamato ad avallare l’illusione collettiva dal Got mit uns (nazista), Dio lo vuole (crociate), Allah Akbar (Jihad islamica), al Vox populi, vox Dei (antica Roma). Quest’ultima era nota  sin dall’antichità, c’è chi la fa risalire alla Bibbia, ma il “referendum” fra Gesù e Barabba ci spiegò, poi, che non sempre le decisioni assunte, anche se sostenute dalla vox populi, sono necessariamente la scelta giusta.

Eppure la ragione, pur con i suoi limiti  potrebbe facilmente smentire molte vox populi. Non sempre accade e capita spesso  che, in preda a forme di suggestioni di massa, folle di persone vengano contagiate perdendo capacità critica individuale a favore di un inconscio collettivo che le porta a comportamenti irrazionali, preludio di cocenti delusioni,  se non a vere e proprie catastrofi. Sul finire dell’ottocento Gustav Le Bon nella sua – Psicologia delle folle – aveva ampiamente affrontato questi aspetti che risulteranno alla base di rivoluzioni, guerre e dittature del secolo successivo. E’ quello che sinteticamente e sprezzantemente veniva definito anche come “portare il cervello all’ammasso”. La nostra civiltà occidentale, e la cultura italica più di altre, è particolarmente predisposta ad inseguire suggestioni sbagliate. Avviene più facilmente quando si coniuga un malinteso rispetto della democrazia con un occulto interesse alla carriera politica: assecondare le richieste sociali di potenziali elettori, specie se numerosi, anche al di là delle loro giustezza o della loro praticabilità è elemento essenziale per la conquista del consenso. Si creano così situazioni di formale unanimismo che nessuno osa contraddire continuando a fingere ed a far credere al popolo che “il re nudo” è invece vestito di preziosi velluti.

Così prosperano i “muri di gomma” ossia quelle situazioni in cui capita di non trovare un solo contrario a certe velleitarie istanze sociali, ma inspiegabilmente, quelle richieste non vengono mai soddisfatte (vedi le nostrane battaglie per mantenere a Casale tribunali, treni locali, ospedali, ecc.). Tavoli di concertazione, convegni, dibattiti, momenti di confronto, raccolta firme, campagne di stampa, referendum  e tutto l’armamentario retorico più o meno articolato che esperti e ciarlatani della politica e della comunicazione sanno trasformare ad arte, diventano   strumenti perfetti per creare aspettative che non avranno mai un ritorno, se non per qualche promotore che, grazie a quelle seducenti fandonie, quando verrà l’attimo fuggente elettorale, potrà entrare nelle stanze dei grandi bottoni romani o dei più modesti pussoir locali. Lì le suggestioni lasceranno inesorabilmente il posto al “giustificazionismo” che con una banalità sconcertante rimanda sempre le cause e le colpe degli inesorabili fallimenti, a chi c’era prima, alla situazione contingente e ad altri più o meno fantasiosi pretesti. Come nel gioco del Monopoli, i cittadini si trovano sempre al Via, non senza aver prima pagato pegno sotto forma di tasse, disservizi e scandali di ogni genere.

Certo è che oggi, in un mondo di comunicazione diffusa, globale, contraddittoria, parziale, un po’ vera, un po’ falsa, spesso faziosa in cui la ragione fa fatica a muoversi, è sempre più facile per gli arruffapopoli promuovere iniziative quantomeno discutibili, utili solo a “procurar battaglia” contro o a favore di questo o quello, più che a risolvere i problemi.  Utili: perché vincendo si prendono il merito, perdendo: la responsabilità è dell’altro, di chi non era d’accordo (se lo trovano) o di chi non ha supportato adeguatamente la battaglia, ma  sempre a loro resta comunque il merito di averci provato. Il fatto che sin dall’inizio sapessero che non c’era alcuna possibilità di successo, resta un segreto ben celato. Un antidoto alle suggestioni collettive  potrebbe essere la memoria; in parte funziona: non è un caso che si punti su chi, per motivi anagrafici è povero di essa, e non è neppure un caso che i più ricchi (sempre di memoria) ossia gli anziani,  siano più difficili da coinvolgere in suggestive quanto velleitarie campagne politiche. Ciò accade non perché i meno giovani si disinteressino di ciò che gli capita intorno, ma semplicemente perché hanno già conosciuto i ciarlatani e sperimentato la strumentalizzazione foriera del nulla, se non addirittura del peggioramento. Queste sono solo alcune della cause che stanno alla radice di quello che oggi chiamiamo populismo.

Ma cosa accade a chi non si allinea al “sentire” collettivo? La letteratura ci racconta di Laocoonte che invitava i troiani a non portare il cavallo dentro la città e venne sbranato coi suoi due figli da serpenti marini, ma anche del Grillo Parlante che venne spiaccicato da Pinocchio per i consigli che dava, o di Winston Churchill che promise al popolo lacrime e sangue, vinse la guerra mondiale per poi perdere le elezioni nel suo Paese.

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Statua del Laocoonte – Musei vaticani

Coloro che non s’allineano non hanno mai avuto vita facile, ma (purtroppo o per fortuna) continuano ad esserci, con buona pace dei Cetto La Qualunque e della sua antica sintesi Freudiana che sta alla radice delle suggestioni popolari: “chiu pilo pi tutti” versione occidentale del sacro “Allah Akbar” con cui condivide, non casualmente, la stessa suggestione, il primo laica, prosaica, terrestre, casereccia, il secondo sacra, coranica, ultraterrena, universale dove, per i martiri Jihadisti, u pilu è quello di 72 vergini pronte a sollazzare i beati nella Jannah, il paradiso islamico.

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Concludiamo quindi con i versi di un grande del Rinascimento, Lorenzo de Medici detto il Magnifico: – (…) chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza – che se la dovette vedere con un altro grande arruffapopoli, tal fra’ Girolamo noto come il Savonarola che spinse migliaia di fiorentini (fra cui grandi artisti del calibro di Botticelli) a bruciare nel falò delle vanità le proprie opere e ricchezze, suggestionati anch’essi dalla dannazione eterna.

Anche il monaco andò al rogo per mano, indovinate di chi?: un Borgia papa, che sapeva sfruttare le splendide suggestioni cristiane, intessendole con i più prosaici intrallazzi, corruzioni e veleni pur di conquistare il potere e si ha la sensazione che anche il trascorrere del tempo sia, tutto sommato, solo una suggestione.